Visualizzazione post con etichetta fukanzazenki. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fukanzazenki. Mostra tutti i post

13 novembre 2022

Dogen - Fukanzazengi (Parte Quarta)

   

FUKANZAZENGI

 - Regole universali per la pratica di zazen -

di Dogen




Ecco la quarta e ultima parte del "Fukanzazengi". Dogen ci sprona a praticare, dunque a non perdere tempo dietro vacue promesse "future" o attaccarci al passato; ci invita a non sprecare questa preziosa opportunità che è la vita al fine di realizzare la nostra vera natura.
Buona lettura.
Buona Pratica.
R.

(Tratto da: Aldo Tollini, "Pratica e illuminazione nello Shōbōgenzō", Astrolabio Ubaldini, 2009)


(Parte Quarta)

In generale, sia in questo mondo sia nell'altro mondo, sia in India sia in Cina, si possiede allo stesso modo il sigillo del Buddha, e pur mantenendo ognuno i propri princìpi religiosi, (dovunque) ci si applica soltanto al sedersi e ci si rende inamovibilmente inaccessibili (alle distrazioni). Sebbene si dica che ciascuno è diverso dall'altro, (tutti) praticano zazen e seguono la Via. Perché mai si dovrebbe lasciare il proprio posto di zazen e inutilmente vagare nel mondo delle contaminazioni di altri paesi? Se si sbaglia anche solo di un passo, si perde ciò che sta proprio di fronte.
Avete già ottenuto la funzionalità del corpo umano: non passate inutilmente il vostro tempo. Chi attenendosi all'essenza fondamentale della Via del Buddha, potrebbe trarre piacere alla leggera da (cose impermanenti come le) scintille? E non solo questo: la forma e la sostanza sono come la rugiada dell'erba e la vita umana somiglia alla folgore del tuono (che durano solo un attimo). In un istante perciò essi sono vuoti e in un altro istante sono perduti.

Vi prego, voi praticanti dello zen che seguite la Via, che a lungo avete imparato una imitazione delle realtà, non abbiate esitazione di fronte al vero drago (dell'illuminazione).
Applicandovi con determinazione alla Via che punta direttamente all'essenza della realtà, onorate le persone che sono complete nel sapere e si comportano secondo i princìpi del non-condizionamento.
Siate in accordo con la bodhi dei Buddha e trasmettete ai posteri il samādhi dei patriarchi. Con una azione di questo genere protratta a lungo, diventerete sicuramente così. (Allora), si aprirà da sé il tesoro (della saggezza) e si potrà riceverla e usarla secondo la propria volontà.

(Fine)

10 novembre 2022

Dogen - Fukanzazengi (Parte Terza)

  

FUKANZAZENGI

 - Regole universali per la pratica di zazen -

di Dogen




Ecco la terza parte del "Fukanzazengi". L'Illuminazione è qualcosa che accade, non servono espedienti precisi per realizzarla. L'Illuminazione, però, in realtà, non accade nemmeno, poichè è; ma per realizzarla abbiamo bisogno della pratica e dell'introspezione.
Buona lettura.
Buona Pratica.
R.

(Tratto da: Aldo Tollini, "Pratica e illuminazione nello Shōbōgenzō", Astrolabio Ubaldini, 2009)


(Parte Terza)

A ben guardare, superare l'ordinario e andare oltre il saggio, morire da seduti o morire in piedi, sono tutte cose che dipendono completamente da questa forza.
E inoltre, afferrare le opportunità date dalla sorte con dita, bastoni di bambù, aghi e martelli, o presentare la realizzazione dell'illuminazione (raggiunta) con (l'uso) dell'hossu, con pugni, bastoni o col grido katsu! non sono cose che si possono capire per mezzo del pensiero discriminante. Perché mai dovrebbero essere cose da potersi conoscere per mezzo della pratica e della realizzazione di poteri soprannaturali? Essi dovrebbero essere modi di agire che trascendono il visibile e l'udibile. Insomma, non sono forse pratiche consolidate che vengono prima di conoscenza e comprensione? Quindi, senza discriminare tra conoscenza superiore e stupidità inferiore, non si facciano scelte tra una persona brillante e una persona ottusa. Dedicarsi con tutto se stessi alla pratica è proprio seguire la Via. La pratica e la realizzazione di per sé non sono cose che contaminano e anche il loro scopo (l'andare verso l'illuminazione) è cosa del tutto normale.

(Continua...)

08 novembre 2022

Dogen - Fukanzazengi (Parte Seconda)

 

FUKANZAZENGI

 - Regole universali per la pratica di zazen -

di Dogen




Riprendiamo la lettura del "Fukanzazengi", con questo secondo estratto nel quale il Maestro Dogen ci raccomanda luogo, postura e disposizione interiore per la pratica dello zazen.
Buona lettura.
Buona Pratica.
R.

(Tratto da: Aldo Tollini, "Pratica e illuminazione nello Shōbōgenzō", Astrolabio Ubaldini, 2009)


(Parte Seconda)

Dunque, per fare zazen va bene una stanza tranquilla. Siate moderati nel bere e nel mangiare. Lasciate da parte tutti i legami. Lasciate che tutte le cose si acquietino (dentro di voi). Non pensate al bene e al male. Non fatevi prendere (dal dualismo) dell'"è così e non è così". Interrompete i rivolgimenti delle sensazioni, dell'intenzionalità e della coscienza. Smettete di dare valutazioni sul pensiero, le idee e le percezioni. Non abbiate intenzione di diventare un Buddha: perché mai allora attaccarsi caparbiamente allo zazen?
Nel luogo dove normalmente ci si siede, stendete un materassino e sopra di esso mettete un cuscino. Potete mettervi nella posizione del loto intero o nella posizione del mezzo loto. La posizione del loto consiste nel mettere innanzitutto il piede destro sulla coscia sinistra e il piede sinistro sulla coscia destra. La posizione del mezzo loto consiste nell'appoggiare soltanto il piede sinistro sulla coscia destra.
Indossate un vestito e una cintura che non stringa e sistemateli (appropriatamente). Poi, ponete (il dorso della) mano destra sopra il piede sinistro e il palmo della mano sinistra nel palmo della mano destra. Premete i due pollici uno contro l'altro.
Quindi, raddrizzate il corpo e sedete eretti, non pendete né a sinistra né a destra, non piegate il corpo in avanti e neppure indietro. E' necessario che orecchie e spalle siano allineate, e anche naso e ombelico siano allineati. La lingua appoggi sul palato e le labbra e i denti stiano chiusi. Gli occhi devono sempre restare aperti. Il respiro nasale sia leggero. Dopo aver regolato la postura del corpo, esalate un respiro profondo e oscillate a sinistra e a destra. Sedete stabilmente e con determinazione. Fate pensiero il non-pensiero. Il non-pensiero! Come pensarlo? con il senza-pensiero. Questa è quindi la tecnica essenziale dello zazen. Lo zazen non consiste in una tecnica da imparare: è semplicemente il Dharma della pace; è la pratica e la realizzazione della bodhi finale. Realizzando questo kōan, non si è intrappolati nella rete. Se afferrate il significato di questo, sarà come il drago che trova l'acqua o assomigliare alla tigre che si affida alla montagna.
Dovete proprio sapere che il giusto Dharma si presenta da sé davanti ai vostri occhi e (allora) intorpidimento e agitazione vengono eliminati fin dall'inizio.
Quando vi alzate da seduti, muovete lentamente il corpo e alzatevi con calma. Non bisogna farlo in fretta e furia.

(Continua...)

06 novembre 2022

Dogen - Fukanzazengi (Parte Prima)

FUKANZAZENGI

 - Regole universali per la pratica di zazen -

di Dogen




Come prima serie di articoli, pubblicherò, a puntate, il "Fukanzazengi", il primo testo che Dogen (fondatore in Giappone della scuola Zen Sōtō) scrisse al suo ritorno in Giappone nel 1227, dopo aver trascorso anni di pratica in Cina sotto il Maestro Rujing (giapp. Nyojō).
Buona lettura.
Buona Pratica.
R.

(Tratto da: Aldo Tollini, "Pratica e illuminazione nello Shōbōgenzō", Astrolabio Ubaldini, 2009)


(Parte Prima)

Se investighiamo (a fondo), (vediamo che) il fondamento originario della Via è completo in sé e onnipervasivo, perché, quindi, usare definizioni posticce come pratica e illuminazione? Perché sprecarsi nella ricerca di mezzi abili dato che l'insegnamento è in sé libero da lacci? Neanche a dirlo, la realtà sta al di là della polvere, (perché, allora) vi sono persone che pongono fiducia nei mezzi (rappresentati) dal pulire? Nessuna cosa è separata da questo luogo, ciò nonostante, la gente si sforza per la pratica. Però, se vi è una separazione (grande) come un capello sottilissimo, il Cielo e la Terra si separano nettamente; se sorge anche solo un po' (la percezione) degli opposti si perde il cuore nella confusione. Per esempio, anche se siamo orgogliosi della nostra comprensione della dottrina, e abbiamo una illuminazione profonda, anche se si è ottenuta la saggezza che comprende con un colpo d'occhio, anche se si è ottenuta la Via e si è purificato il cuore (e la mente), e si ha sviluppato una determinazione tale da dare l'assalto al Cielo, aggirandosi nelle vicinanze dell'entrata (dell'illuminazione), si manca il sentiero vivifico che porta alla liberazione.

Anche nel caso di colui di Gion (Buddha Shakyamuni) che era saggio per natura, si vedano le tracce del suo sedersi eretto per sei anni. E nel caso di colui di Xiao lin (Bodhidharma) che ha trasmesso il sigillo del cuore, si sente (ancora) parlare dei nove anni del sedersi di fronte al muro. Gli uomini del passato erano così e come potrebbero gli uomini attuali mettere (ciò) in discussione?

Quindi, bisogna, in modo naturale, smettere di dedicarsi alla comprensione dei testi inseguendo i discorsi e rincorrendo le parole; in modo naturale, bisogna imparare a tornare sui propri passi girando la luce e riflettendola verso l'interno. Il corpo e la mente in modo naturale vengono lasciati cadere e apparirà il vostro volto originario. Se desiderate ottenere questa cosa, dovete darvi da fare in quel senso in fretta.

(Continua...)